Cosa fare a Mamoiada - Barbaricina per un giorno

Ben lontana dal weekend dedicato ad Autunno in Barbagia (le cortes apertas qui prendono il nome di Sas Tappas) Mamoiada , il paese dei Mamuthones, è immersa nella quiete più assoluta della Barbagia di Ollollai, nel cuore della Sardegna, in provincia di Nuoro, dalla quale dista quindici chilometri. 

Non è stata una scelta personale andare in un giorno qualunque di novembre, ma è stata la miglior occasione possibile capitata a me e ai miei compagni di fortuna! 

Perchè Mamoiada in questo particolare mese appare silenziosa, vuota e disabitata (sebbene abbia duemilacinquecento abitanti!) quasi come fosse in letargo dopo il grande frastuono di sas tapas (primo fine settimana di novembre) ma, in realtà, è solo un po' più rilassata, niente di più. Bisogna intrufolarsi tra le viuzze, tendere l'orecchio e scoprirla in punta di piedi. 

Ed è quello che abbiamo avuto l'occasione di fare grazie alle strepitose guide di Méskes che ci hanno accompagnato con la loro simpatia e professionalità alla scoperta di tutte le cose da fare a Mamoiada in un giorno, regalandoci così un'esperienza completa ed indimenticabile: sentirci ed essere barbaricini per un giorno. 

COSA VEDERE A MAMOIADA: SA PERDA PINTA'

La prima tappa è immersa nella storia più antica, si parla di archeologia, di granito e di mistero: Sa Perda Pintà è tutto questo e molto di più! Anche detta Stele di Boeli è in bella mostra in un giardino privato di una casa (ivi ritrovata nel 1997 durante i lavori di costruzione), databile intorno al 3500 a.C., è un grosso e alto menhir di pietra con una particolarità unica in Sardegna: diverse incisioni perfettamente concentriche attraversate da una linea retta che richiamano le incisioni dell'area atlantica, quindi Bretagna, Galles, Scozia e Francia. La stele ora posta in verticale ha varie coppelle e si pensa facesse parte di un'area sacra che le genti neolitiche, votate al culto della Dea Madre, frequentassero per invocare aiuti divini per fertilità e abbondanza. Segni questi presenti solo nel territorio mamoiadino, son stati infatti ritrovati anche altri tre, tra lastre e frammenti con incisioni concentriche, che testimoniano con certezza sia la presenza di una forte e antica realtà religiosa tutt'intorno, sia il legame, ancora inspiegabile, della cultura sarda con quella, fisicamente lontana, celtica. Una tappa questa imperdibile per il magnetismo che sprigiona! Potete prenotare una visita guidata (in quanto si trova dentro una proprietà privata) o al Museo delle Maschere o con l'associazione Méskes. 

(Consiglio fotografico: non andateci la mattina quando il sole rimane dietro la stele perchè non tutte le incisioni altrimenti saranno perfettamente visibili e fotografabili.)

Dopo aver fantasticato su tutti i significati possibili che assumono quei cerchi concentrici ai nostri occhi (una bicicletta o un paio di occhiali sono state trovate degne della fanta-archeologia!), ci rimettiamo in marcia verso la nostra seconda tappa. Nel tragitto, immancabile il selfie con la grande maschera da Mamuthone che segna l'ingresso nel centro del paese e con Il Rullo di Billi, un vecchio rullo compattatore del Sig. Billi appunto,ora super colorato e utilizzato come attrazione principale del piccolo parco giochi per bambini.

 

Sa Perda Pintà e i suoi particolari- Sa Perda Pintà e i suoi particolari -
COSA VISITARE A MAMOIADA: IL LABORATORIO DELLE MASCHERE

I maestri mascherai a Mamoiada sono tanti e uno più abile dell'altro, Meskès ci porta a scoprire il laboratorio di Ruggero e Daniele Mameli. Il Sig. Ruggero, mastro mascheraio da trent'anni lascia la parola al figlio Daniele che, ci dice, ha iniziato a maneggiare legno di pero selvatico, ontano e attrezzi dalla più tenera età. Qui le maschere sono ancora fatte come un tempo: a mano, con amore e tanta pazienza.

Il profumo di legno ci inebria appena entriamo nella loro piccola fabbrica e tante maschere, ancora chiare appese ad asciugare, non smettono di scrutarci. Ogni maschera che confezionano è un pezzo unico, sebbene tutte abbiano gli stessi tratti caratteristici: sopracciglia aggrottate, una smorfia di dolore e rabbia tra le labbra grosse e un naso grande e aquilino, spesso con un mento pronunciato. Sono leggere e indossabili quelle per i Mamuthones, in legno pregiato e intagliato quelle da collezione. Una curiosità, che effettivamente è una cosa scontata, è che un Mamuthone indosserà una maschera solo ed esclusivamente prodotta a Mamoiada, così come, per esempio, i Boes&Merdules di Ottana indosserano maschere solo prodotte ad Ottana.

Un lavoro, il loro, umile e difficoltoso, ma che regala mille soddisfazioni. Nei loro occhi ci ho visto una passione immensa per questa nostra Terra e la legittima pretesa di portare avanti le tradizioni di un piccolo paese barbaricino diventato celebre nel mondo proprio grazie a queste.

Salutate le tre generazioni dei Mameli (c'era anche il piccolo bimbo che già è a suo agio tra gli attrezzi da intaglio), ci perdiamo tra la bellezza dei murales che raccontano Mamoiada tra una via e un'altra. Ci sono Mamuthones ed Issohadores, donne di casa e bambini nella loro quotidianità, asini che bevono AINU-KEN (e via con le risate!) e poi c'è la fantasia della Sig.ra Mariangela che arricchisce i suoi balconi e davanzali con un'inventiva ed una creatività uniche!   

(Il Museo della Cultura e del Lavoro e l'associazione Mèskes organizzano le visite ai laboratori degli artigiani che realizzano le maschere dei Mamuthones. Nel caso di gruppi o scolaresche è preferibile la prenotazione)

 

Al laboratorio di Ruggero&Daniele Mameli- Laboratorio Mameli -

 

COSA MANGIARE A MAMOIADA: IL PANE CARASAU

La terza tappa è al panificio I Sapori della Tradizione, la Sig.ra Agostina e sua figlia Mariella ci aspettano per una dimostrazione in diretta delle varie fasi che sforneranno (mai termine fu più azzeccato) il delizioso e celebre Pane Carasau. Ad ogni regione della Sardegna il suo pane e al cuore dell'Isola appartiene proprio il croccante, dorato e finissimo Pane Carasau.

Grano duro, acqua, lievito, sale, forno a legna e grande abilità. Le prime fasi sono quelle tipiche di ogni pane sardo: impastare, lievitare e preparare i panetti da lavorare. Dopodichè vengono un po' appiattiti con le mani e messi a riposare fra teli di lino. Una volta pronti, si lavorano con piccoli mattarelli fino a che diventano grandi sfoglie piatte e allargate simili a dischi che verranno poi riposti tra le pieghe di un lungo panno di lana nell'attesa della cottura.

Il forno a legna è pronto quando la Sig.ra Agostina ad occhio dice che è pronto (cosa tipica di tutte le donne sarde!) e inizia subito ad infornare un disco dopo l'altro per una manciata di minuti fino a che diventa una grossa, perfetta e morbida palla. Sì, quel foglio finissimo si trasforma nel suo opposto! Una volta che raggiunge il gonfiore massimo viene tolta e lanciata abilmente sul tavolo affianco, dove Mariella si occuperà di separare le due parti ormai divise di quella palla, sgonfiata una volta uscita dal forno, in due fogli. Noi qui facciamo una pausa-golosia: la prima cottura sforna il Pane Lentu di cui noi ci abbuffiamo, visto che in commercio non se ne trova! Dopodichè viene data la seconda e ultima cottura (dei pochi fogli avanzati dopo il nostro assalto!) anche questa molto veloce: sa carasadura appunto, ed ecco che esce il dorato, croccante e buonissimo Pane Carasau. I dischi che continuano ad uscire vengono impilati uno sull'altro e pressati affinchè assumano la corretta forma: piatta e regolare.

Salutiamo e ce ne andiamo carichi di pacchi di carasau mamoiadino, fieri di aver visto come si fa e non solo come si mangia!. Ci sediamo a pranzare in un delizioso bistrot proprio in centro, all' Enoteca La Rossa. In due parole? Sublime e imperdibile. Dalla bontà genuina e superlativa dei piatti alla calda accoglienza, dall'interno grazioso super curato all'immensa disponibilità dei proprietari.

Le nostre preziose guide consigliano una tappa in una delle numerose cantine di Mamoiada dove si produce il celebre Cannonau, qui chiaramente denominato Mamuthone, ma noi per questioni di tempo (fugit irreparabile) non riusciamo a passarci. Voi un salto fatecelo!

La prima cottura del Pane Carasau - La prima cottura del Pane Carasau -

 

COSA FARE A MAMOIADA: IL MUSEO DELLE MASCHERE MEDITERRANEE

Qualcosa che resterà impressa per sempre di Mamoiada è la calda voce dell’antropologo Bachisio Bandinu che, nel Museo delle Maschere Mediterranee, nostra quarta tappa, accompagna l’emozionante multivisione che, tra immagini, musica, luci, suoni, introduce alla visita delle maschere vere e proprie. Non la dimenticherò mai perché quella storia narrata, sotto la regia di Francesco Casu, mi ha toccato il cuore e, una volta riaccese le luci, i miei occhi hanno tradito quella suggestione provata durante i dieci minuti di buio trascorsi nel cuore della Sardegna. I brividi mi hanno accompagnato durante quel tempo indefinito, è stato come entrare dentro la storia ancestrale dei Mamuthones che non sono solo maschere dal ghigno beffardo e sofferente ma qualcosa di più profondo.

“Mascherarsi è un destino” comincia Bachisio Bandinu “s’homine patit su destinu: patire il destino vuol dire essere preso dalla passione di mascherarsi” continua con la sua voce grossa ma dolce “il mamuthone di Mamoiada non è individuo né tipo, non appartiene al camuffamento carnevalesco, né alla commedia dell’arte. Dietro la maschera c’è un volto da scoprire, non nasconde la fisionomia o il carattere di una persona”.

Mascherarsi significa mutare forma per un giorno, è la metamorfosi dell’uomo che diventa un essere soprannaturale dalle sembianze animalesche e, dentro questa figura, vivono il mito e la leggenda. Una figura simbolo che vuole richiamare riti preistorici e propiziatori, narrare la storia più antica e sfilare per le vie della Sardegna come fosse, ogni volta, una cerimonia solenne. 

Durante la nostra ultima tappa, Meskés lascia, all'ingresso, la parola al coordinatore del museo, Mario Paffi che ci introduce prima alla multivisione e poi ci accompagna con le sue preziosi nozioni, nelle sale espositive dove fanno bella mostra di sè le più celebri maschere sarde (Mamuthones, Boes&Merdules, Sa Filonzana e i Thurpos) e le maschere più caratteristiche del bacino del Mediterraneo. Terrificanti alcune e colorate altre, tutte con un filo conduttore: la profonda storia e le antiche culture dalle quali vengono fuori non solo "illese" ma, soprattutto, celebrate ed esaltate.

(Aperto dal martedi alla domenica ore 9.00/13.00 - 15.00/19.00. Dal mese di Giugno fino a Settembre aperto tutti i giorni ore 9.00/13.00 - 15.00/19.00 Biglietto Intero: € 5,00 e Ridotto per comitive, anziani e scolaresche: € 3,00.)

I Boes e Merdules di Ottana- I Boes e Merdules di Ottana - 

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Alla fine le cose da fare a Mamoiada sono infinite, come ho cercato di farVi capire, perchè ad ogni angolo c'è un pezzo di storia, un pezzo di cultura, un pezzo di infinita bellezza, ci sono occhi profondi e sorrisi gentili, tutto intorno ci colpisce, ci chiama e ci manda avanti e indietro assetati come siamo di nuove scoperte! Ci sono miriadi di particolari che vissuti in un giorno qualunque e senza tante aspettative, ti fanno innamorare e sentire davvero barbaricino per un giorno! 

Mamoiada è pura meraviglia. E' Sardegna, quella che ti tiene stretto il cuore in una morsa dolce e premurosa ma te lo strappa appena vai via.

 

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Tags: mamoiada, cosafare

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