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Trekking in Sardegna: il Montalbo di Lula (NU)

Se il più celebre Supramonte colpisce, il Montalbo stordisce. E lo fa in tutti i sensi: per l'immensa bellezza e l'enorme varietà dei paesaggi che custodisce lungo i suoi 20 chilometri e per i faticosi ed estenuanti percorsi che attraversano le sue parti migliori.

Io (che ammetto avere un debole per il Supramonte) son partita, in una ventilata domenica, alla conquista del Montalbo, luminoso e immenso guardiano delle Baronie, un po' titubante. Tutta quella fatica senza arrivare poi al mare (abituata male, lo so!) non mi convinceva più di tanto.

Appuntamento alle 7.00 ad Olbia con trekkingari esperti, 92 km sulla SS 131 e arriviamo in una silenziosa Lula che ci lasciamo alle spalle proseguendo sulla SP3 tra curve e tornanti ancora addormentati. Lasciata la macchina proprio davanti al sentiero di Sa 'e Mussinu (che sarà poi quello dal quale torneremo), ci incamminiamo per un pezzetto sulla SP3 che porta a diverse fattorie nel fermento della mattina, per poi girare sulla sinistra su una carrareccia ai piedi della mastodontica parete argentata che di lì a poche ore avremmo raggiunto e conquistato. E qui, prima salita sfiancante, la affrontiamo in rodaggio, utilizzandola come riscaldamento. 

Passo dopo passo e imprecazione contro imprecazione, ci ritroviamo finalmente su un sentiero cammellabile (da Wiki-HikingInSardinia apprendiamo che significa spianato-semplice-facile-comodo) che ci porterà alla scoperta di un luogo leggendariamente macabro ma molto suggestivo.

Sa Tumba 'e Nurai

Siamo arrivati sull'altopiano di Janna 'e Nurai e uno dei sentieri termina bruscamente su una parete rocciosa a strapiombo sulla vallata leggermente ondulata, contro la quale un forte vento sembrava ci impedisse di proseguire. Con la massima attenzione ci spingiamo sul costone sconnesso sfoderando mosse da geco ninja fino ad arrivare ad intravedere la voragine che si apre sotto i nostri piedi: Sa Tumba 'e Nurai, un pozzo di 110 metri di profondità nel quale la leggenda vuole fossero buttati giù sia i vecchini ormai "inutili" al sostentamento della famiglia, sia le donne accusate di infedeltà. Gli alti alberi che crescono proprio in mezzo nascondono l'altezza vertiginosa dell'infame inghiottitoio ma ci bastano i racconti delle storie antiche a farci accapponare la pelle. 


Sa Tumba 'e Nurai - MontalboSa Tumba 'e Nurai - Montalbo 

Ripreso il comodo sentiero, da Janna 'e Nurai ci ritroviamo nella maliziosa zona di Las Patatas, incrociamo i lignei cartelli che ci indicano dove proseguire e giriamo verso destra per Sa Kostera - Artudè fino ad arrivare a scovare una mastodontica grotta, non prima di essere entrati dentro un fitto bosco e aver intrapreso una salita mozzafiato talmente impervia, crudele e maledetta che, a causa dei fumi della faticaccia, mi è sembrato di vedere le Janas correre da una parte all'altra sghignazzando. 

Grotta Omines Agrestes

La grotta Omines Agrestes è spettacolare e io son talmente rimasta sconcertata da tanta bellezza che non ho fatto nemmeno una foto decente. In realtà non le ho fatte apposta (credibile eh?), per invitarvi e invogliarvi a vedere con i vostri occhi questa meraviglia della natura utilizzata sin dal Neolitico per scopi religiosi e funerari. Una caverna ascendente di origine carsica, con un ampio ingresso dalla silhouette triangolare che si espande in un ramo superiore (raggiungibile con una temibile iscala e fustes) e che ha un complessivo sviluppo spaziale di ben 100 metri. Custodisce al suo interno, oltre ai pipistrelli e ad una storia millenaria, tondeggianti concrezioni, pareti striate e un'aura di mistero che zittisce chiunque si trovi al suo cospetto.

Grotta Omines AgrestesGrotta Omines Agrestes

Dopo una pausa pranzo trascorsa tra un panino ed un amaretto imbambolati davanti a tanta magnificenza, ci rimettiamo in marcia alla conquista di una delle due punte più alte del Montalbo: Punta Catirina. Quella che prima di arrivare alla grotta era una salita snervante si è poi trasformata in una discesa divora-articolazioni. Riuscendo a non cadere tra foglie scivolose, terreno brullo e pietre ruzzolanti, arriviamo sul comodo sentiero che percorriamo al contrario fino a che non ritroviamo il cartello che ci indica la punta argentea che tra le fronde degli alberi ci appare lontana mille miglia.

Punta Catirina

Punta catirina, la cima più alta del Montalbo, 1127 metri assieme a Punta Turuddò, ci attende a circa un chilometro di distanza che, detta così, cosa volete che sia un chilometro? 

Con lacrime, sangue e sudore, intervallati dal ritrovamento di escrementi depositati sulle pietre più alte che, sempre grazie a Wiki-HikingInSardinia, apprendiamo appartenere alla volpe maschio che marchia così il suo territorio, attraversiamo prima una fitta boscaglia fiabesca, poi un terreno lunare in costante salita che sembrava non finisse mai. La nostra fatica è però stata ricompensata durante tutta la scalata da paesaggi a 360 gradi dalla bellezza sconfinata. Cammina che ti cammina, poi come in un miraggio, il cartello che indica Punta Catirina proprio ad un tiro di schioppo. Un tiro di schioppo è chiaramente una metafora. Altre lacrime, altro sangue, altre imprecazioni, a testa bassa, cercando di tenere l'equilibrio sulla roccia bianca per gli ultimi metri di salita, mentre il vento ci prende a schiaffoni. E poi SBAM! Conquistato il Montalbo.

Punta Catirina - MontalboPunta Catirina - Montalbo

E' stato proprio in quel momento che ho pensato: "ma Supramonte chi?!". E fu così che mi innamorai di tutto quello: di un bastione calcareo mozzafiato, di chilometri di mare all'orizzonte puntellati da mastodontiche montagne, delle colline verdi tutt'intorno, dei paeselli incastonati come gemme tra le basse cime, della mia adorata Tavolara ammirata da così lontano, dei fiori nelle pietraie, dei boschi fatati e della sensazione incomparabile di aver conquistato una delle quattordici cime del pianeta che superano gli 8000 metri tanto che Messner scansati. 

Punta Catirina è un luogo mistico.

Un luogo mistico che non vorresti mai lasciare. Ma ben presto arriva l'ora di tornare ad una altitudine vivibile e allora, gambe in spalla, si inizia la veloce discesa dopo aver scattato duecento foto panoramiche, girato venti video tremolanti e ricaricato le pile con gli amaretti avanzati dal pranzo.

Campo 'e Susu & Sa 'e Mussinu

A ritroso verso il cartello che ci aveva indicato la cima, imbocchiamo una candida gola che ci accompagna fino al cammellabile e verde altopiano di Campo 'e Susu. Tra ginepri piegati e cespugli rasi al suolo dal vento qualche timido fiorellino segna il sentiero battuto. Seguiamo il cartello che ci indica Usurtia attraverso il suggestivo bosco di Mussinu dal profumo di primavera e mentre ci riempiamo gli occhi di panorami sconfinati che mi hanno fatto perdere la stabilità fisica (no, non sono caduta però) giusto un paio di volte, ci ritroviamo nella ripida scala Sa 'e Mussinu. Il classico sentiero in discesa mangiaginocchia per intenderci che però ha un aspetto positivo ideale per ogni percorso di trekking: ci accompagna proprio davanti alla nostra auto.

Il nostro è stato un percorso ad anello, alternativo al solito, lungo 11.4 km con un dislivello di 879 metri e che abbiamo completato in 6 ore e 50 minuti (eccolo su Wikiloc) senza fretta, cercando di goderci la bellezza di ogni singolo scorcio. E' chiaramente pensato per chi è abbastanza allenato e, soprattutto, per chi è testardo di natura. Perchè è pesante e mi son ritrovata a maledirlo in tutte le lingue del mondo ma, allo stesso tempo, non vedo l'ora di rifare!

IL VIDEO E' SU YOU TUBE! CLICCA QUI :)

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Tags: trekking, montalbo, nuoro

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