La mia prima volta in Kayak

Tra tutti i meravigliosi 1897 chilometri di coste sarde, ho scelto quelli della Baronia per scivolare, per la mia prima volta, dentro un kayak.

E l'ho fatto nella cornice cristallina e immensa di Capo Comino, nel territorio di Siniscola, in compagnia di Bianca, una simpatica ragazza che nella vita si occupa di bilanci ma che una volta lasciata la scrivania, indossa un paio di occhialoni specchiati, un giubbetto di salvataggio e l'unico bilancio con il quale deve fare i conti è quello fra il suo kayak e il mare. 

Spiaggia di Capo Comino
Spiaggia di Capo Comino

Perchè è davvero tutta una questione di bilanci ed equilibri il kayak ed io, che non c'ero mai salita su, ero davvero scettica sul fatto che non mi sarei elegantemente cappottata almeno una decina di volte.

Due kayak, qualche nozione veloce per capire come salire, pagaiare e scendere (senza rovesciarsi) e siamo così partiti, una sera di fine luglio, alla scoperta di un tratto di costa da una prospettiva insolita, almeno per me e, adesso, oltre a non vedere l'ora di rifarlo mi chiedo perchè non l'abbia fatto prima!

Perchè?

Il kayak mi ha trasmesso tanta libertà. Un po' come quando ci si tuffa dopo una settimana di lavoro intenso e si nuota sott'acqua sentendosi invincibili. Così, con una pagaia in mano che va tenuta in un modo preciso e non come ti viene a mo' di mestolo da cucina, mi sono sentita una adolescenziale Josefa Idem, euforica, imbranata ma super convinta di potercela fare (e ce l'ho, ovviamente, fatta nonostante fosse la mia prima volta in kayak).

Lasciare le acque cristalline di Capo Comino (spiaggia di una bellezza devastante) è stato quasi facile, ma solo perchè i bagnanti sulla mia rotta si sono levati di torno quando mi hanno vista arrivare, avessi dovuto fare gimkana fra i signori a mollo non sarebbe stato molto semplice, per non dire che sarei stata ancora lì a quest'ora. Lasciare le acque trasparenti di Capo Comino un po' mi è dispiaciuto ma laggiù, verso l'orizzonte, avrei trovato di certo nuovi panorami bellissimi con i quali riempirmi gli occhi.

Marco ed io in kayak per la prima volta
Marco ed io in kayak per la prima volta

Il kayak mi ha portato in una nuova dimensione. Un po' come quando si prova qualcosa di nuovo e, simile ad un bambino, si fa una scoperta che stupisce ed elettrizza. Sul pelo dell'acqua, ero un puntino in mezzo all'immensità (magari una virgola vista la forma del mezzo) e nel silenzio più totale ho vissuto in modo diverso e tutto nuovo il mare, il cielo, la profondità, le distanze, me.

Pagaiare, una volta capito come funziona, è una piacevole passeggiata. Ho pensato che sarei morta dai dolori il giorno dopo ma otto lunghi mesi di crossfit a qualcosa saranno pur serviti. Avremo fatto poche miglia è vero, ma per tenere un passo adeguato alla forma cicciotta delle mie braccia, ci ho dato dentro e Bianca, ancor prima dell'improvviso "FRENAAA" mi aveva già ribattezzato Josefa.

Il kayak mi ha insegnato ad avere più fiducia in me e a credere che tutto è più o meno possibile. Sembra un momento filosofico per convincerti ad andare a provarlo ma non lo è. Semplicemente al "FREENAA! LO SCOOOGLIO" ho pensato che avrei dovuto ricomprare un kayak e scusarmi in turco per la figuraccia ma, contemporaneamente, ho ficcato quella pagaia in mare e ho frenato. Quello che io pensavo di non riuscire a fare, l'ho fatto. Perchè ci ho materialmente provato, fondamentalmente.

Il kayak mi ha invitato a vedere tutto da un'altra prospettiva e, in particolar modo, a capire quante facce diverse può avere, in questo caso, un luogo. Dalla spiaggia, la distesa turchese. Dal mare, un sali scendi di rocce, alberi, piccole formiche sotto funghi colorati. Dalla spiaggia l'immensità dell'orizzonte che inghiottisce e dove ci si lascia andare sicuri, dal mare siamo noi a gestire quell'immensità prendendo pieno controllo di ogni muscolo, iper concentrati.

Prospettive da Kayak
Prospettive da Kayak

Saltare dentro un affare lungo e acuminato è questione di equilibrio, muoversi da lì dentro è, per il corpo quanto per la mente, ritrovare o riscoprire l'armonia. In canoa, quella su cui tutti siamo abituati ad andare per gioco quando il pedalò è occupato, ci si gode il paesaggio, quasi giocando spensierati. In kayak, pure per una gitarella veloce e già dalla prima volta, ci si immerge sin da subito nelle regole che detta il mare, attenti, ci si allontana fiduciosi mettendoci forza, impegno e concentrazione. O, forse, questo effetto lo ha fatto solo a me che ero convinta di girare di trecentosessanta gradi ma fermandomi a centottanta sott'acqua (è davvero impossibile che succeda, ho scoperto poi).

Vogare nel bel mezzo del mare è rilassante, fare manovra è un po' più difficoltoso ma si supera facilmente l'assurda convinzione che se si pagaia a destra si va a destra e se si pagaia a sinistra si va a sinistra. Ecco un'altra cosa che il kayak consiglia: non sempre fare il contrario vuol dire fare sbagliato. Il kayak è filosofico, sembra esagerato, deve essere una prerogativa delle attività che si praticano in mare, però. 

Un po' meno filosofico è stato sbattere contro un banco di alghe e imprecare ma sono comunque rimasta a bordo, che è già una conquista.

Andare in kayak mi è piaciuto perchè mi ha dato la possibilità di scoprire un pezzo di Sardegna in modo diverso, non convenzionale, divertente, salutare. Cioè quello che cerco io in ogni mia avventura: scavare più a fondo, non accontentandomi di conoscere un punto di vista, ma vedere tutto per la sua interezza e scegliere poi quello che preferisco ma solo dopo aver visto tutto il resto.

Bianca - la nostra guida
Bianca - la nostra guida

Bianca ha un grande progetto per la testa in questo senso che (non posso e non voglio svelarlo), quando andrà in porto, sposerà mare e cultura. Un disegno ambizioso che va alla ricerca di quel qualcosa in più da offrire a chi viene sulla nostra Isola ma anche a chi quest'Isola la abita. Un'idea che reputo geniale, un pezzo ancora mancante del grande puzzle della variegata offerta turistica sarda.

Nell'attesa allacciamo i giubbotti di salvataggio e saltiamo dentro un kayak, tutto il resto verrà da sè. Ah sì, se non si fosse capito, è un'esperienza che consiglio, non tanto per le tante interessanti lezioni di vita che da, piuttosto perchè si ride e ci si diverte parecchio e più che a dolore di braccia si torna a dolore di mascella e addominali (anche quelli nascosti sotto la ciccia)!

*****
Grazie a Bianca per la guida preziosa in questo mio battesimo del kayak, ad Antonello che ci ha fatto incontrare.

Tags: Baronia, outdoor

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