Oltre la Lavanda - Alla scoperta del Sinis con Elvio Sulas

Tra le mille cose da fare e vedere nei dintorni di Oristano ce n'è una che io ho scoperto qualche tempo fa e che, con estremo piacere, ho riscoperto in un caldo weekend di giugno proprio quest'anno.

Sono tornata nel campo di lavanda di Elvio Sulas a Riola Sardo, a distanza di due anni e, com'era già successo nel 2017, non avrei voluto più andar via.

A questo giro ho trascorso un colorato weekend vagabondando nel Sinis, fra profumo di lavanda e storie vecchissime, tra sapore di mare e una famiglia che ha trasformato, quindici anni fa, un'idea lontana in una realtà unica e originale nel cuore dell'ovest Sardegna.

Alla scoperta del Sinis - La lavanda di Elvio

Elvio, Anna e Nicola sono il padre, la madre e il figlio che sono dietro all'ormai celebre ed unico campo di lavanda presente sull'Isola che sorge, a due passi da Riola Sardo, fra l'oro dei campi ora aridi e il verde delle altissime fila di eucalipto: una distesa di cespugli dai fiori viola inebria in silenzio l'aria di una parte di Sardegna conosciuta solo per la rara bellezza delle sue coste.

Assieme a loro, in due intensi giorni, ho scoperto qualcosa di più, qualcosa che va oltre anche alla lavanda che Elvio coltiva con immenso amore, tra un'infinità di tante altre grandi passioni che lo tengono giovane, scattante e ben lontano dai suoi settant'anni, effettivi solo all'anagrafe.

Tra la lavanda di Elvio al tramontoTra la lavanda di Elvio al tramonto

C'è una storia lunga millenni sotto agli sterminati campi dove balle di fieno rotolano fra i cori delle cicale, sotto alle vigne dove scorre Vernaccia, lungo le coste frastagliate e biancastre, fra gli uliveti dai quali nasce olio D.O.P (come quello dell'Oleificio Giovanni Matteo Corrias che ho avuto la fortuna di conoscere durante questa intensa #lavandaexperience).

Alla scoperta del Sinis - Il mare

Mi ha fatto vedere il mare Signor Elvio, mi ci ha fatto dormire davanti, in una casa dove il profumo di lavanda danzava fra le mura e l'elicriso cullava i miei passi verso l'acqua che lì è cristallina ed è tutto ciò per cui la gente arriva sin lì.

Putzu IduPutzu Idu

Putzu Idu è una tappa obbligatoria quando si visita il campo di lavanda della famiglia Sulas, così come lo è il campo di fiori e tutto l'entroterra quando si arriva a Putzu Idu, l'immenso tratto di costa sabbiosa incastonato fra le alte falesie calcaree di S'Anea Scoada da una parte e l'imponente promontorio di Capo Mannu dall'altra, appartenente al comune di San Vero Milis. Alle spalle dell'arenile lo scenografico stagno Sa Salina Manna, 65 ettari per 1 metro di profondità, alimentato dalle acque piovane, in estate si secca e il fondo, rimanendo coperto solo da uno strato di sali, regala uno spettacolo fuori dal comune. 

Alla scoperta del Sinis - I ponti romani

Mi ha fatto vedere due ponti romani dimenticati anche da Dio, Signor Elvio, due arcate di pietre vecchie coperte da erba alta dorata, di una bellezza devastante che nessuno direbbe siano lì da millenni perché nessuno lo sa.

Ponte romano nel SinisPonte romano nel Sinis

Sono ponti che si trovano sulle antiche strade che attraversavano l'Isola da nord a sud, da est a ovest. Chilometri dal manto di pietra ancora ben visibile fra ciottoli e pietre squadrate, come son ancora ben visibili i solchi dei carri che trasportavano merci, delle carovane che collegavano i punti più importanti della Sardegna. E' la Tibulas-Sulcis che, attraversando la costa occidentale, toccava Bosa, Cornus, Othoca, Neapolis (Terralba), Metalla (tra Iglesias e Fluminimaggiore) e arrivava a Sulci (Sant’Antioco). Strade sepolte così come i due ponti, uno che dalla Bosa-Caralis portava verso il mare, a Tharros, uno che attraversava un fiume che scorreva dal Montiferru. 

Alla scoperta del Sinis - I nuraghi

Mi ha fatto vedere un vecchio forno nuragico, Signor Elvio, disperso e abbandonato nel bel mezzo delle campagne del Sinis, ora di un giallo intenso, e mi ha raccontato che lì, tutt'intorno un grande villaggio nuragico deve essere custodito dalla terra arida.

Elvio Sulas & il forno nuragicoElvio Sulas & il forno nuragico

Siamo nel territorio di Narbolia, fra i nuraghi Tradori e Straderi, dove a poche centinaia di metri da quest'ultimo si trova una costruzione completamente interrata, perfettamente circolare, di grosse pietre basaltiche, la maggior parte ancora in piedi mentre altre crollate giù dalla parete invadono il pavimento. L'occhio viene colpito da una particolarità: una parte delle pareti è lucida, liscia come fosse glassata. Non è altro che il risultato della fusione superficiale del basalto, il che significa che quello era un forno la cui temperatura raggiungeva i 1400/1500 gradi (temperatura di fusione del basalto) quindi due sono le ipotesi: o utilizzato per la cottura di ceramiche o utilizzato per l'estrazione dei metalli (qui maggiori info). Chi lo saprà mai?

Alla scoperta del Sinis - I toponimi raccontano la storia

Mi ha raccontato tante cose che nei libri di storia non ci sono, storie di Sardegna che manco i sardi conoscono, storie che fanno dei giri lunghissimi per tornare al presente, storie che si raccontano attraverso gli antichi toponomi che, anche attraversando le epoche oralmente, sembrano incorruttibili dal tempo che fu.

In località Su Anzu (banzos - bagni) si trova una vasca rivestita da un mosaico, completamente ricoperta di pietre e, attraverso la tradizione orale, sembrerebbe che proprio qui ci fosse un tempio con bagni termali (purtroppo in terreno privato e non visitabile). In località Is Ariscas Burdas (campo impervio) si racconta che sia stata combattuta la celebre battaglia di Amsicora poichè trovati resti di ossa di cavalli (che in questi cunicoli stretti perivano) come anche presso la località Su Boscu De Su Sodrau (il bosco del soldato) e l'ancor più celebre Perdunghesti (campo di battaglia) dove vennero rinvenute spade e un elmetto risalente proprio all'epoca della seconda guerra punica.  

Tutto questo in un silenzio assordante, lì dove invece dovrebbero esserci musei, biglietterie con il tutto esaurito, flotte di persone, anche solo una manciata di cartelli esplicativi.

Andare nel campo di lavanda di Elvio, significa fare un viaggio lunghissimo nel tempo, significa imparare ad andare oltre, scavare, non fermarsi alla superficie delle cose, cercare la bellezza in ogni istante e in ogni luogo, frugare dentro la conoscenza, vivere profondamente, curiosi, assetati.

Fra la lavanda di ElvioFra la lavanda di Elvio

Andate nel campo della Lavanda di Elvio e, soprattutto, andate oltre.

Da quel campo di lavanda io sono andata via con la testa piena di nuova linfa vitale: la bellezza della conoscenza. Grazie a Elvio, ad Anna e a Nicola.

***

Vi aspettano al campo per la grande raccolta della lavanda 2019 il 6, il 7, l'8 e il 9 luglio. Potete contattarli sui social o direttamente al numero +39 345 313 3101

Tags: oristano, cosedafareaoristano, lavandadielvio

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